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PERCHÈ UN LED BLU VALE UN PREMIO NOBEL

La massiccia diffusione dei diodi luminosi (LEDs) sta modificando la nostra vita quotidiana, contribuendo a fornire una nuova luce nelle nostre case.  Più efficiente, più economica e con una vita media così elevata da non essere paragonabile alle vecchie sorgenti luminose. Ma se non fosse stato per il lavoro pionieristico di tre ricercatori Giapponesi – Isamu AkasakiHiroshi Amano e Shuji Nakamura – le cose sarebbero andate diversamente.

I tre ricercatori giapponesi : Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura

I tre ricercatori giapponesi : Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura

Già nel lontano 1980 il trio riuscì a creare i primi LEDs blu ad elevata efficienza; una scoperta che ha aperto la strada a una nuova forma di illuminazione attraverso la produzione di luce bianca dai LED. I diodi luminosi funzionano applicando una corrente ad uno strato di materiali semiconduttori che emette quindi una particolare lunghezza d’onda in funzione della composizione chimica di tali materiali. Il primo LED a luce rossa è stato creato nei primi anni 60’ con arseniuro di gallio. Poi, alla fine di quel decennio i ricercatori riuscirono a sviluppare anche i LED a luce verde. Tuttavia, fino ai primi anni ’80 non si riuscì a sviluppare i LEDs a luce blu, che sono essenziali per lo sviluppo di una sorgente luminosa di luce bianca. Akasaki, Amano e Nakamura si concentrarono sullo sviluppo di semiconduttori composti di nitruro di gallio (GaN) sviluppando la luce blu con la creazione di cristalli di alta qualità. La loro scoperta è stata premiata nel 2014 quando hanno condiviso il Premio Nobel per la Fisica per “l’invenzione di efficienti diodi emettitori di luce blu (LED) che ha permesso lo sviluppo di fonti luminose di luce bianca a risparmio energetico”.

Nakamura sostiene che la sua vita non è cambiata molto da quando ha vinto il premio Nobel – il premio più prestigioso nel campo della fisica – ma solo che i media giapponesi lo seguono di più e che gli studenti ora lo riconoscono. “Almeno ora ho uno spazio riservato nel parcheggio” – presso l’Università della California, a Santa Barbara, dove ora lavora, – dice Nakamura. Ma, mentre la sua vita non è cambiata di molto, senza dubbio le scoperte che ha fatto hanno contribuito a cambiare il modo in cui viviamo le nostre vite.

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